Un grande disco, manco a dirlo, questo loro nono capitolo discografico. Meno impervio dei precedenti, fors’anche un po’ furbacchione, ma certo pieno d’idee, concepito con suprema maestria, emozionante in quasi tutti gli episodi.
Diciassette brani per oltre 75 minuti di musica compongono il terzo album di questo cantante, musicista e produttore londinese, una delle presenze più originali del pop contemporaneo.
Prendete una delle più grandi soprano americane in circolazione, accostatela a uno dei migliori sassofonisti italiani…
Fallen Angels è il seguito del precedente Shadows in the night, uscito lo scorso anno: altre dodici gemme pescate dall’inesauribile scrigno dello swing più elegante e inossidabile.
A cinque anni dal precedente album in studio, il decimo lavoro di una delle voci più personali del cantautorato italiano è finalmente disponibile…
Un disco più grezzo ed arrabbiato dei precedenti, dove trovano spazio sonorità che vagano dall’indie-rock minimalista all’hip-hop, con spruzzate che qua e là, richiamano addirittura il ruvido rock-blues degli anni Settanta.
L’Adelmo da Sarzana è quello di sempre: ruspante e istintivo, ma ben attento a dosare gli ingredienti in modo da mantenerne l’appeal anche al di fuori del panorama italiano.
Un disco serio e a tratti duro come l’espressione che indossa in copertina, ma in parecchi episodi sono i toni da predicatore o da capopopolo ad appesantirne l’impatto e a svaporarne la poesia.
Una carriera onesta e prestigiosa, diluita nel tempo per non sottomettersi troppo agli imperativi dei mercati e per privilegiare, invece, i propri ritmi e la propria ispirazione.
Otto cover e due composizioni autografe che bastano ed avanzano anche oggi per coglierne il carisma e la “cilindrata” artistica: quelli di un fuoriclasse destinato a fare scuola e a lasciare una traccia assolutamente importante nel song-writing statunitense degli anni Novanta.