Anche navigando in rete, inviando una e-mail, lasciando un parere su un weblog o pubblicando una foto sul sito di una community telematica si può rispondere alla chiamata di Dio, “che vuol fare dell'intera umanità un'unica famiglia”. Questa la proposta “serena e forte, che viene dal Messaggio del Santo Padre per la Giornata mondiale 2009 delle comunicazioni sociali” per Stefano Martelli, docente di sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna.
Una generazione online affolla il Web, cercando se stessa. È a queste persone che si rivolge Bendetto XVI nel suo messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali – che si terrà a fine maggio –, incoraggiando tutti a instaurare rapporti all’insegna «del rispetto, del dialogo, dell’amicizia» nel «mondo emergente» delle «reti digitali».
Il Papa in un click. In quel YouTube che, oggi, è il più globale dei punti d’incontro online. Contenitore nuovo per una missione che tuttavia, alla fine, è sempre la stessa: «Essere presenti come cristiani là dove le persone si incontrano». È in questa immagine che l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, ha condensato il significato del nuovo canale vaticano aperto, in collaborazione con Google, su YouTube.
“La serenità della coscienza non ha prezzo”. Lo scrive Benedetto XVI nel suo messaggio all’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), in occasione dell’apertura del XVII congresso nazionale. Il Papa esprime apprezzamento per “il prezioso servizio che l’Ucsi ha offerto nel corso dei suoi 50 anni di vita alla Chiesa e al Paese”.
È dedicato alla “generazione digitale” il messaggio di Benedetto XVI per la 43ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà il prossimo 24 maggio e ha per tema “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”.
Una locuzione, che nel linguaggio telematico viene utilizzata per indicare genericamente uno stato di evoluzione precedente, è quella di Web 2.0, cioè l'insieme di tutte quelle applicazioni on line che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, Facebook, My space, Gmail ecc.).
Lo hanno chiamato l’anno del doppio sorpasso. E quello che è appena cominciato è l’anno della tv del futuro che si è fatta presente. Sono stati molti gli slogan utilizzati ieri per l’apertura della due giorni della Quarta conferenza nazionale sul digitale terrestre, che si è tenuta a Roma nella sala grande del nuovo Auditorium, col titolo anch’esso enfatico di 'Niente è come prima', seppure qualche neo sia emerso qua e là.
Su internet non ci sono chiese, ma sagrati sì. Virtuali come tutto il resto della rete, ma utili per allacciare rapporti con chi dalla chiesa (quella fatta di mattoni) di solito se ne sta lontano. Questo è infatti uno dei modi in cui i parroci (i quali hanno con il web più dimestichezza di quanto non si creda) utilizzano internet, stando a una ricerca presentata ieri nella giornata conclusiva del Convegno «Chiesa in rete 2.0», promosso dall’Ufficio comunicazioni sociali e dal Servizio Informatico della Cei.
È possibile per la Chiesa avere nella rete di comunicazione globale una fisionomia riconoscibile senza per questo assumere linguaggi non conformi alla sua tradizione apostolica? Dalla capacità di fornire una risposta adeguata all'interrogativo, può nascere nella comunità ecclesiale la consapevolezza di saper partecipare attivamente all'utilizzazione di Internet, uno strumento che sta crescendo di importanza come efficace supporto all'azione delle diocesi. È quanto emerso dal convegno “Chiesa in rete 2.0” promosso dall'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e dal Servizio informatico della Conferenza episcopale italiana (Cei), che si è concluso ieri a Roma.
“La crisi del sistema dei media in Italia. Informazione senza etica? Le proposte dell’Ucsi” è il tema del XVII congresso nazionale dell’Unione cattolica stampa italiana, che si terrà a Roma, dal 23 al 25 gennaio.